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Hamas sotto pressione

di Claudio Pagliara | 12 gennaio, 2010

Articolo su L’Occidentale, 12 gennaio 2010

Articolo su L’Occidentale, 12 gennaio 2010

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La politica irrompe nel Grande Fratello Israeliano

di Claudio Pagliara | 10 gennaio, 2010

Si può capire Israele tramite il Grande Fratello? Probabilmente no, ma aiuta. Nella seconda versione del reality show a far la parte del leone è Edna Canetti, una attivista di Mahson Watch, l’organizzazione pacifista di madri che tengono in osservazione i checkpoint per assicurarsi che i figli soldati non compiano soprusi ai danni dei palestinesi.

Edna dagli schermi del Grande Fratello (HaAh HaGadol, Channel 2), incita i palestinesi a ribellarsi all’autorità israeliana, a non mostrare i documenti, a dire ai soldati che è loro diritto muoversi liberamente nella loro terra. Le sue dichiarazioni hanno suscitato veementi proteste da parte di esponenti politici israeliani, che accusano la trasmissione di istigare i palestinesi alla ribellione. I produttori del Grande Fratello si difendono sostenendo che Edna è solo uno dei personaggi del reality e come gli altri rappresenta solo se stessa.

Su Facebook è nato un gruppo, “Edna via dal Grande Fratello in cambio di Gilad Shalit“, che in poche settimane è stato sottoscritto da 57 mila fans. A dispetto di ciò, nella puntata di ieri, nella quale dovevano essere espulsi due concorrenti, Edna ha avuto il massimo gradimento del pubblico che si è espresso attraverso gli SMS, e quindi resterà dell’appartamento. Con scorno della destra. E, c’è da giurarci, con grande soddisfazione di Channel 2 e dei produttori del reality che, con questa trovata, hanno intercettato anche il pubblico più politicizzato, che normalmente riserva a trasmissioni come il Grande Fratello l’aristocratico appellativo di “spazzatura”.

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Per gli imam egiziani è Hamas la causa del male

di Claudio Pagliara | 9 gennaio, 2010

Hamas sotto accusa nelle moschee del più popoloso stato arabo, l’Egitto. Ieri, in tutte le 140 mila moschee del Paese, i sermoni si sono trasformati in un j’accuse verso il movimento radicale islamico al potere a Gaza. ” I suoi leader vogliono stare al potere anche a costo di affamare il loro popolo”, ha inveito, ad esempio, l’imam della moschea Al-Rahma del Cairo.  A scatenare le ire del clero egiziano, l’uccisione di un poliziotto durante una manifestazione di protesta per la costruzione della barriera sotterranea anti tunnel del contrabbando decisa dal presidente Mubarak. Rivolgendosi ai cecchini palestinesi, l’Imam della  moschea Ibad el-Rahman  del Cairo, ha ammonito: “Cosa direte a dio quando verrà il vostro giorno?”.

A riferire i fatti è il quotidiano in lingua araba di Londra, Al-Quds Al-Arabi . Il fuoco concentrico degli imam contro Hamas non è naturalmente casuale. Mubarak ha deciso di dimostrare al movimento islamico che l’arroganza ha un prezzo salato. Un altro  colpo all’intransigenza di Hamas viene dall’annuncio che Israele ha sperimentato con successo il primo missile anti razzi a corta distanza. In sei mesi il sistema proteggerà la popolazione che vive fino a 70 chilometri dalla Striscia, depotenziando la minaccia posta da  Hamas.  Infine, uno stretto collaboratore di Abu Mazen ha accusato il movimento islamico di mettere in secondo piano la causa palestinese per servire gli interessi dell’Iran nella regione, una accusa che fa presa sulla popolazione di gaza allo stremo per il blocco economico.

I tre sviluppi dovrebbero destare grande allarme in casa di Hamas. Nelle prossime settimane, l’andamento dei negoziatisu Gilad Shalit e sulla cosiddetta “riconciliazione” con Fatah indicherà se sono stati sufficienti a creare una dinamica positiva.

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Netanyahu pragmatico, Europa irrilevante

di Claudio Pagliara | 23 dicembre, 2009

Pubblicato su  L’Occidentale.

Gerusal:mme.  Netanyahu confessa di essere combattuto tra il dovere di riportare a casa Gilad Shalit e quello di difendere gli israeliani da futuri attacchi. Il premier ammette il dilemma che lo tortura incontrando i parenti delle vittime del terrore, che si oppongono all’intesa con Hamas all’orizzonte. Due immagini si devono sovrapporre di continuo nella mente di Netanyahu in questi giorni di autentico travaglio. Quella dell’abbraccio collettivo di al suo soldato che torna libero dopo una prigionia spietata di 3 anni e mezzo. E quella di centinaia di detenuti palestinesi, tra loro i registi dell’intifada dei kamikaze, che escono di prigione facendo la V in segno di vittoria.  Nahum Barnea, editorialista di Yediot Ahronoth, di solito critico con Netanyahu, ha scritto di non invidiarlo. Leggi il resto »

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Congelamento degli insediamenti: l’autogol dell’Europa

di Claudio Pagliara | 5 dicembre, 2009

Che autogol per la residua credibilità europea in politica estera! Benjamin Netanyahu annuncia il congelamento degli insediamenti per 10 mesi. E la presidenza svedese dell’Unione prepara una bozza di risoluzione che sembra copiata  con carta carbone da un documento palestinese: uno stato con i confini del ’67 e Gerusalemme est come capitale. Si dirà, niente di nuovo. Vero. Ma in diplomazia non conta solo cosa si dice, ma anche e soprattutto quando. Accendere i riflettori su Gerusalemme, il nodo più controverso , all’indomani dello stop israeliano a nuove costruzioni in Cisgiordania equivale  a dare un sonoro schiaffo a Benjamin Netanyahu. Leggi il resto »

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Palestinese, cristiano e… birraio

di Claudio Pagliara | 3 dicembre, 2009

Taybeh è un minuscolo villaggio cristiano abbarbicato su una delle colline più alte della Cisgiordania.  Nell’ultimo decennio, la popolazione si è ridotta di quasi la metà, oggi Taybeh non arriva a 2 mila anime.  La rete di check point dispiegata da Israele per fermare i terroristi suicidi da una parte, la crescita dell’islam radicale dall’altra hanno spinto i più giovani a cercare un futuro altrove. A tenere alta la bandiera della Palestina cristiana è Nadim Khoury, 51 anni, da 15 birraio. Il suo stabilimento, 15 dipendenti, più i familiari, produce 600 mila litri di birra l’anno. Una goccia nel mare del mercato globale. Ma con un’abile strategia di marketing, Khoury è riuscito a rendere famoso il suo marchio nel mondo. Accanto alle botti, una bacheca dove sono riportati decine di articoli apparsi sulla stampa internazionale, dal New York Times a Le Monde. Un birraio cristiano in un territorio abitato in maggioranza da musulmani, che a rigore non possono bere alcool, è già di per sé una notizia. Si aggiunga a questo il fatto che Khoury, puntando sulla qualità, è riuscito ad esportare la sua birra in mercati esigenti, come quelli giapponese e tedesco.

Taybeh, che in arabo significa “delizioso”, è uscita così dall’incognito cui la posizione geografica sembrava averla condannata. Il villaggio è l’unico cristiano in tutti i territori palestinesi. Recentemente, i tradizionali buoni rapporti con i villaggi vicini si sono incrinati. L’episodio più grave, tre anni fa: un ragazzo cristiano di Taybeh ebbe una relazione con una ragazza islamica di un villaggio vicino. Il padre la avvelenò: delitto d’onore, non è un reato secondo il codice giordano. Il ragazzo cristiano e la sua famiglia ora vivono negli Stati Uniti per sfuggire alla vendetta. La sorella di Khoury in birraio è  una regista cinematografica è ha dedicato alla storia d’amore impossibile un documentario.

Clicca qui per Il video di Claudio Pagliara sulla birra di Taybeh – Tg1 ore 20,00 del 2 dicembre

Categoria: Economia, Società | 2 Commenti »

Nei tunnel di Hamas – Tv7 del 27 novembre

di Claudio Pagliara | 29 novembre, 2009

Abu Said, il capomastro, ha paura. Mi dice che ogni giorno qualcuno muore dentro questi maledetti tunnel. Decido di calarmi lo stesso. Ci entro con il tele cineoperatore Franco Ceccarelli. Mentre la corda mi porta giù, il cuore aumenta il ritmo. Atterro sulla sabbia, 8 metri nelle viscere di Gaza, a poche centinaia di metri dal confine con l’Egitto. Il tunnel è lungo 700 metri. L’altezza è di 80 centimetri. Bisogna procedere carponi. A scavare sono ragazzi adolescenti, alcuni di essi sono bambini. Sono divisi in due turni di lavoro di 12 ore ciascuno. Guadagnano bene, 25 dollari al giorno, una piccola fortuna a Gaza. Ma rischiano quotidianamente la vita. Dopo l’ultima guerra e i pesanti bombardamenti israeliani il terreno è meno compatto, i crolli sono frequenti. Senza contare che ogni volta che un razzo viene sparato dai militanti palestinesi, Israele bombarda i tunnel. Poche ore prima del nostro arrivo, c’è stato un raid israeliano. Proprio per questo penso che ci siano sufficienti condizioni di sicurezza. Di questi tempi i raid israeliani, come i razzi palestinesi sono sporadici    

 

Percorro alcune decine di metri del tunnel, in direzione dell’Egitto. La terra sopra di me è friabile. In fondo si scava ancora. Mancano alcune decine di metri prima che il tunnel trovi il suo sbocco in trritorio egiziano. Torno indietro. All’uscita c’è la polizia di Hamas. Il capo ci dice che sono loro che controllano l’area e debbono essere informati di tutto ciò che accade qui. Ci fermano per pochi minuti. Ci lasciano andare ma trattengono la patente del nostro tassista. L’intesa è che prima di lasciare l’area andremo nel posto di controllo a mostrar loro le immagini girate.

 

 

 

Ci muoviamo in auto lungo il confine, vediamo decine di tende, sotto ogni tenda l’imboccatura di un tunnel. Entriamo e usciamo. I tunnel sono molto diversi gli uni dagli altri. Alcuni sono delle vere e proprio autostrade sotterranee: 2 metri di diametro e fino a 30 metri di profondità. Attraverso queste gallerie, entra a Gaza di tutto. Da un tunnel vediamo uscire pecore e buoi da immolare in occasione della Festa islamica del sacrificio. Da un altro, assistiamo all’arrivo di un carico di cotone. Il traffico più lucroso è quello delle armi. Avviene lontano dalle telecamere, ma non è certo un mistero, tutti ne parlano qui, sottovoce.  E’ attraverso questi tunnel che il movimento islamico Hamas ha costantemente irrobustito i suoi muscoli negli ultimi anni. Mentre ci troviamo sul lato di Gaza del confine, arriva la notizia che dal lato egiziano la polizia ha  sequestrato un carico di una tonnellata di esplosivo. L’intelligence israeliana qualche settimana fa ha svelato che Hamas è riuscita a contrabbandare missili di fabbricazione iraniana in grado di colpire Tel Aviv, che da Gaza dista 100 chilometri.

Per il reportage su Tv7 clicca qui

Categoria: Politica | 4 Commenti »

Nei tunnel di Hamas – TV7, venerdì 27, ore 23, Rai 1

di Claudio Pagliara | 26 novembre, 2009

La discesa negli inferi di Gaza. Mi sono calato col cameraman Franco Ceccarelli nei tunnel del contrabbando. Ho incontrato i ragazzi-talpa, adolescenti e a volte anche bambini, che scavano giorno e notte cunicoli, rischiando la vita per 25 dollari al giorno. Nei tunnel dove passa di tutto, uomini e animali, cibo e indumenti, elettrodomestici e moto. E naturalmente le armi che ormai consentono al movimento islamico Hamas di tenere sotto tiro anche Tel Aviv.

 

E’ dal 1982 che esistono i tunnel. Ogni tentativo di interromperli è stato vano. Il rigido embargo imposto da Israele negli ultimi due anni ha determinato una impennata dei traffici.  Le merci arrivano, ma i prezzi sono da 2 a 3 volte quelli normali. Quello dei tunnel è ormai un grande business, anche se sono pochi ad avvantaggiarsene.  Da qualche tempo, arrivano anche motociclette di media cilindrata. Prezzo 2500 dollari. Una fortuna a Gaza.

Ad Eretz, la porta con Israele, la foto di Gilad Shalit, i caporale israeliano rapito 3 anni e mezzo fa. La sua liberazione in cambio di 1000 detenuti palestinesi sembra imminente. Gaza volterà pagina?

Il reportage a TV7, il rotocalco del Tg1, domani, venerdì 27 novembre, alle 23.

Categoria: Politica, Terrorismo | 6 Commenti »

Tel Aviv la città che non si ferma mai: link a Tg2 Dossier

di Claudio Pagliara | 22 novembre, 2009

 

Il paradosso di Tel Aviv, divisa tra desiderio di normalità e realtà del conflitto, a Tg2 dossier del 21 novembre.

Link a Tg2 Dossier: clicca qui

Categoria: Cultura, Economia, Politica, Società | 1 Commento »

Tg2 dossier: Tel Aviv, la città che non si ferma mai

di Claudio Pagliara | 20 novembre, 2009

 

Eccomi di ritorno, dopo una lunga pausa. Sparito per superlavoro. Non facile realizzare un documentario e allo stesso tempo seguire le notizie quotidiane. La buona notizia è che il documentario è pronto. Spero che avrete modo di vederlo. Trattasi di un reportage su “Tel Aviv, la città che non si ferma mai”.

 

 Una Tel Aviv così, vi prometto, non l’avete mai vista. C’è la storia di Roy, top gun e proprietario titolare delle più folli discoteche della città. C’è la storia di Esti Ginsburg, modella e soldato. C’è un’intervista con Zubin Mehta, direttore a vita dell’Orchestra filarmonica israeliana, pur non essendo ebreo. E altre sorprese che non svelo.

L’appuntamento è per sabato 21 novembre su Rai Due, alle 23,30. Aspetto i vostri impietosi commenti.

Categoria: Cultura, Società, Terrorismo | 14 Commenti »


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