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There must be another way (risposta ad Ahmedinajad)

di Claudio Pagliara | 21 aprile, 2009

Il presidnete iraniano Ahmedinajad ha usato il palcoscenico della Conferenza Onu di Ginevra (Durban 2)  per attaccare, come era prevedibile, Israele, accusando lo stato ebraico di razzismo. Il suo intervento ha suscitato una valanga di critiche da parte di Stati Uniti e Europa.

La migliore risposta al Ahmedinajad, però, la stanno indirettamente dando, a mio avviso, in questi giorni, due cantanti israeliane: Noa, ebrea  e Mira Awad, araba. Stanno provando la canzone per la pace che canteranno, insieme a maggio, a Mosca,  alla competizione “Eurovisione 2009″: “There must be anotrher way”.

Israele invia due voci di pace a rappresentare il Paese a questa importante competizione internazionale. Aspettiamo che l’Iran faccia altrettanto, invece di diffondere l’odio e incitare alla distruzione di uno stato nato per volontà dell’Assemblea delle Nazioni Unite.

 Mobilitiamoci per votare la canzone via internet. Vi darò l’indirizzo a tempo debito.

Buon ascolto:

There must be another way

Categoria: Antisemitismo, Cultura, Politica, Ponti, Religioni | 2 Commenti »

Miracolo a Gerusalemme (in diretta TV)

di Claudio Pagliara | 18 aprile, 2009

Sono le 11 del mattino quando riesco a intrufolarmi nella strettissime maglie della sicurezza israeliana e entrare, senza apposito permesso, ma solo sfoggiando il mio tesserino stampa, nella basilica del Santo Sepolcro. Tre ore di attesa, appollaiato sulla scala che si trova nel lato di proprietà armena per assistere anche io, tra migliaia di fedeli, al miracolo del “Fuoco Santo”. Si ripete, puntuale, ogni anno. I cristiani ortodossi credono che la vigilia della loro Pasqua un fuoco miracoloso si sprigioni dalla tomba di Gesù. Il fuoco si manifesta al patriarca  greco ortodosso raccolto in preghiera nell’edicola che racchiude il sepolcro.

Anche quest’anno il miracolo e’ avvenuto. Alle 2 del pomeriggio le luci della Basilica sono state spente e il patriarca greco e’ uscito dall’edicola con due fasci di candele accese. Il Fuoco Santo viene passato, nell’ordine, ai sacerdoti  armeno, copto, assiro  e da questi a tutti i fedeli, che a loro volta lo portano a parenti e amici. Le candele spente viaggiano anche all’estero, raggiungendo i remoti confini dell’ortodossia: l’Est europeo, la Russia..

Quando la fiamma si manifesta, l’eccitazione nella Basilica raggiunge il parossismo. Il patriarca armeno, il primo a ricevere la fiamma miracolosa, compie una corsa degna di un velocista olimpionico per portarla ai fedeli sulla balconata, in cima alla scalinata. La ragione di tanta fretta risiede nella secolare competizione tra le diverse confessioni cristiane. Propagando il più velocemente possibile la fiamma, gli armeni sottolineano il privilegio accordato dalla tradizione di ricevere per primi la fiamma dal patriarca greco.

La cerimonia è fonte di grande preoccupazione per le autorità israeliane, che sono chiamate a garantire la sicurezza dei fedeli. La basilica più santa della cristianità ha una sola via di fuga, la porta di entrata. Meglio non pensare a cosa succederebbe se scoppiasse un incendio. E le probabilità che ciò, prima o poi accada, da quanto ho sperimentato, non sono basse. Almeno 5 mila fedeli hanno il permesso di entrare nella Basilica, tutti hanno almeno un fascio di candele. In una manciata di secondi, migliaia  di candele vengono accese. La temperatura subisce una brusca impennata. La folla poi esce dalla Basilica con le candele accese e grondanti di cera e si inerpica negli stretti  vicoli della città vecchia. Il secondo miracolo è che tutto anche quest’anno e’ finito bene.

Gerusalemme si conferma città santa. Il miracolo del Fuoco Santo per giunta avviene ormai da anni davanti ad un esercito di telecamere. I francescani, che non partecipano alla cerimonia, non esitano a chiamare in causa forze non divine, come la particolare struttura dell’edicola che racchiude interamente il sepolcro impedendo ai fedeli di vedere cosa accade dentro. L’edicola e’ puntellata dal terremoto del 1927.  Finora, i progetti di restauro si sono scontrati con la tenace opposizione dei greco-ortodossi. “La verità – mi dice un frate che preferisce restare anonimo – è che l’attuale struttura è perfettamente funzionale al miracolo del Fuoco Santo”. A buon intenditore, poche parole.

Categoria: Religioni | 4 Commenti »

Un Madoff da sbellicarsi su Sesame street

di Claudio Pagliara | 14 aprile, 2009

Un amico israeliano aveva quasi le lacrime agli occhi, ieri, mentre mi parlava di questa clip, davanti ad un caffè

Sesame Street spiega lo scandalo Madoff

 

Madoff  aveva profonde connessioni con la comunità ebraica. Il crollo della sua piramide finanziaria fasulla , oltre a mettere sul lastrico i risparmiatori americani. ha avuto un diretto e pesante impatto sull’economia israeliana

.

L’Impatto Madoff in Israele

 

Casi come quello di Madoff, purtroppo, producono come effetto collaterale la crescita dell’antisemitismo. Negli Usa sono in molti a lanciare l’allarme

Articolo del Wall Street Journal su crisi economica e antisemitismo

Categoria: Antisemitismo, Economia | Nessun commento »

La “longa mano” di Teheran

di Claudio Pagliara | 13 aprile, 2009

Mubarak e’ furioso. Lo si intuisce anche dal numero di tunnel con Gaza che la sua polizia ha distrutto nelle ultime ore, 6. E dalle notizie fatte filtrare sulla  cellula smantellata nelle settimane scorse in Sinai. 49 le persone arrestate: palestinesi, libanesi, sauditi e egiziani sciiti. Una organizzazione dietro la quale si celerebbe l’Iran. Gli inquirenti, infatti, avrebbero appurato che il capo della cellula, il libanese  Sami Shihab, agli arresti, e’ stato addestrato dalla Guardia Rivoluzionaria.

 

Alla rete terroristica inizialmente sarebbe stato assegnato l’obiettivo di preparare attentati contro i turisti israeliani che  proprio in questa settimana di Pasqua ebraica affollano la penisola del Sinai. In seguito, le disposizioni sarebbero cambiate e la cellula si sarebbe concentrata nel contrabbando di armi con Gaza.

Hassan Nasrallah, il leader di Hetzbollah, venerdì confermando che Shiahab e’ un membro dell’organizzazione, ha precisato che la sua missione non era quella di organizzare attentati ma di  sostenere i palestinesi a Gaza.  

Le dichiarazioni di Nasrallah comunque non sono affatto piaciute al Cairo. Come si permette, il leader delle milizie sciite libanesi, di confermare pubblicamente il di essere il regista di un  atto di lesa sovranità nei confronti dell’Egitto? La tensione sotterranea tra Egitto da una parte e l’asse Iran-Hetzbollah-Hamas dall’altra e’ cosi’  esplosa pubblicamente. Non meglio identificate fonti di sicurezza al Cairo, rivela il quotidiano israeliano  Yedioth Achoronoth, hanno fatto trapelare che il 9 gennaio, in piena guerra tra Israele e Hamas a Gaza, funzionari della Guardia Rivoluzionaria iraniana avrebbero addirittura stanziato un milione di dollari come taglia per uccidere il presidente Mubarak.

Insomma, Egitto e Iran sono ai ferri corti. Negli ultimi mesi, gli uomini di Mubarak, primo tra tutti il ministro degli Esteri Aboul Gheit  ha denunciato con sempre maggiore preoccupazione  la crescita di influenza dell’Iran nella regione, attraverso i suoi “stati-satellite”: Hamas a Gaza e Hetzbollah in Libano (vedi video). Le denuncie del Cairo pero’ sono quasi sempre passate inosservate.

Consiglio, a chi anche in Italia e’ affetto da cronica miopia di guardare con i giusti occhiali al Medio Oriente.  il conflitto irrisolto israelo-palestinese è solo un elemento di un conflitto più ampio,: quello tra forze moderate e radicali. 

Categoria: Politica | 3 Commenti »

Pasqua a Gerusalemme, aspettando il Papa

di Claudio Pagliara | 12 aprile, 2009

Buona Pasqua da Gerusalemme!

Stamattina sono andato al Santo Sepolcro. Alle 7,30 in punto, ha fatto ingresso nella Basilica la processione guidata dal patriarca latino Fuad Twal, che ha officiato la messa nell’angusto spazio davanti alla tomba vuota di Gesu’. Alle 8 un’altra porcessione, quella degli ortodossi siriani e alle 8,30 e’ stata la volta degli ortodossi greci: i due gruppi agitavano le foglie di palma. Mentre per i cristiani di rito latino, infatti, oggi e Pasqa, per i cristiani ortodossi e’ la Domenica delle Palme: bizzarrie dei rispettivi calendari che solo una volta ogni 4 anni coincidono. 

Nella Basilica,  mi sono imbattuto in padre Atanasio, il responsabile francescano per lo “status quo”, il decreto ottomano della metà del 1800 che nelle intenzioni del Sultano avrebbe dovuto porre fine a centinaia di anni di guerre intestine tra le varie confessioni cristiane per il controllo dei luoghi santi, fotografando la situazione esistente all’epoca. Lo status quo, in realta’, non ha affatto impedito le lotte tra le diverse confessioni, che anacronisticamente proseguono ancora oggi, fino alle botte da orbi che si sono dati lo scorso novembre per futili questini i greci e gli armeni. VIDEO

Ho chiacchierato amabilmente con padre Atanasio dei preparativi per la visita di Benedetto XVI. Ho appreso cosi’ che, al contrario di quanto si pensi,  l’afflusso di pellegrini in Terra Santa non e’ in aumento. L’effetto Papa non si fa sentire. Più forte la crisi economica mondiale. In ogni caso, i fedeli che volessero venire in Terra Santa durante la visita di Benedetto XVI – dall’8 al 15 maggio – possono scordarsi un incontro ravvicinato. La struttura della città vecchia, un reticolo di viuzze, e le comprensibili preoccupazioni di sicurezza lo rendono estremamente improbabile. L’unica opportunita di incontrare il Papa sarà per i fedeli la messa all’aperto in programma il 14 maggio a Nazareth. Le autorità locali sono impegnate in una corsa contro il tempo per preparare il sito prescelto in tempo utile. Anche le previsioni inizialmente fatte dalla autorità israeliane circa l’afflusso dei pellegrini – 40 mila – sono ora giudicate eccessive. 

Categoria: Religioni | 2 Commenti »

Ichpati (partecipe)

di Claudio Pagliara | 8 aprile, 2009

Il telefonino suona con insistenza… “Suzane, Agenzia viaggi”, mi informa la scritta sullo schermo. Suzane e’  l’angelo senza volto che da qualche  mese cerca di coniugare le ferree leggi di Alitalia e El Al con la mia anarchica vita. In altre parole, e’ la persona che  raccoglie i miei sos, dettati da “esigenze di servizio” e cambia i miei biglietti aerei cercando di evitarmi le forche caudine di tariffe sempre più vertiginose. Ma oggi perchè  chiama? Non ho nessuna prenotazione “pendente”… Alla terza chiamata,  metto giù il telefono fisso e rispondo. Suzane vuole  accertarsi che i miei cari, in Italia, stanno bene. Ha visto alla televisione le immagini del terremoto. Sa che di regola volo su Roma.  E  Roma non e’ lontana dall’epicentro. “Our families are always scattered”, “Le nostre famiglie sono sempre sparpagliate”, precisa con accento newyorchese che ne tradisce le origini. La rassicuro, no, nessuno dei miei era nella zona del terremoto; e la ringrazio per l’interessamento. 

Riattacco. Sono sorpreso. Suzane non e’ una cara amica. Ci conosciamo solo telefonicamente.  Eppure si e’ presa la briga di chiamarmi.  Come lei, molti altri hanno fatto lo stesso. Non solo amici, anche semplici conoscenti, in alcuni casi persone che non sentivo da anni. E’ cosi Israele. Quando succede una qualunque disgrazia, tutti telefonano a tutti. Il Paese e’ piccolo, le famiglie estese, una connessione con le vittime rientra nell’ordine delle cose  possibili.

C’e’ un termine ebraico per definire questo tratto distintivo dell’israeliano medio: “ichpati”, interessato, partecipe alle altrui sofferenze.  Il  terremoto dell’Aquila ha avuto una grande eco in Israele. Ha cacciato  dalle prime pagine Hamas e Iran. “Ichpati”, ma non solo.  l’Italia e’ sempre più visitata, sempre più  amata:  scherzando, ma non troppo, mi vien da dire, a volte, che sta diventando la seconda Terra Promessa.

Categoria: Società | 5 Commenti »

Good Morning, Tel Aviv!

di Claudio Pagliara | 5 aprile, 2009

Tuitte le foto del Centennale di Tel Aviv

Tel Aviv compie 100 anni. Auguri Tel Aviv! Ieri sera c’ero anch’io a Rabin Square, la piazza di tutte le manifestazioni politiche che hanno segnato la storia di Israele, per la cerimonia che segna l’avvio delle celebrazioni del centenario della “città bianca”, l’attributo che Tel Aviv si e’ conquistata per la sua architettura Bauhaus.  Mai vista tanta gente. Gideon Levy, che ricorda quella che finora era considerata la manifestazione più grande tenuta in questa piazza, la protesta dopo il massacro di Sabra e Chatila, 27 anni fa, 400 mila persone, sostiene su Haaretz che ieri ce ne erano anche di più. Non sono mai stato bravo a “contare” le piazze ma vi assicuro che anche chi ha il callo alle grandi adunate ieri aveva difficoltà a trovare ossigeno… .

La serata e’ stata aperta da Zubin Metha che ha diretto la sua Israel Philharmonic. Poi e’ stata la volta di  Berry Sacharof e di altri cantanti pop israeliani. Il mega schermo ha proposto cartoline della città scattate negli anni 20, 30, 40, 50 e 60, mentre sulla passerella sfilavano uomini e donne in costume d’epoca.

Il momento culminante e’ stata l’accenzione sul palazzo del Comune, dietro il gigantesco palco,  di un gigantesco  numero 100 da cui “zeri” sprizzavano fuochi artificiali che hanno illuminato a giorno il cielo.

Tel Aviv prima città ebraica, che non sia un ghetto, e’ stato scritto. Ho chiesto a diverse persone presenti alle celebrazioni di spiegare Tel Aviv, in una sentenza, agli italiani che non l’hanno mai visitata. “Una città aperta 24 ore al giorno, 7 giorni su 7”, “Multi-etnica, multi-culturale, liberale, tollerante”, “Una città senza inverno”, sono alcune delle risposte.

Ad un certo punto, mi sono imbattuto in 4 donne arabe, col velo islamico, che partecipavano con gioia alla festa collettiva. Ho chiesto loro che pensavano di Tel Aviv. “E’ una città bellissima, aperta, siamo felici di essere qui”. Vivete a GiaffA?, ho chiesto loro. “No, siamo diplomatici egiziani”. Tel Aviv, la liberale, ha conquistato anche loro!

Tutti gli eventi del Centennale di Tel Aviv

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Ancora Jenin: una storia emblematica

di Claudio Pagliara | 3 aprile, 2009

Laura Collinoli risponde al mio precedente post (L’ultimo concerto dell’orchestra della pace di Jenin) con queste toccanti parole.

 “Un mio amico una volta mi ha detto che sono un paradosso vivente, perché ho una mamma dal cognome ebreo e un padre salvato da un medico nazista… Forse è per questo che mi piace pensare che ci sia sempre un po’ di bene anche in un grande male… e che ciò che si deve rincorrere è sempre un mondo di pace, di giustizia, di legalità, di uguaglianza, di rispetto degli altri, di carità… che vanno sempre di pari passo con la speranza. Non ci può essere speranza senza musica. Senza le note che scavalcano i muri reali e quelli dell’ignoranza. Dell’omertà. Della guerra. Della sofferenza. Del male… Ecco perché l’orchestra di Jenin non deve solo sopravvivere. Deve vivere. E continuare a suonare. Davanti a tutti… Me lo auguro con tutto il cuore”.

Purtroppo l’augurio di Laura non si e’ avverato. Wafa Younis, la direttrice dell’orchestra che aveva fatto suonare i bambini di Jenin davanti ad un gruppo di sopravvissuti all’Olocausto e’ stata invitata da Zakaryia Zubeide, il capo di Fatah nel campo rifugiati, a lasciare Jenin. Un volantino di minacce e’ anche circolato la notte scorsa.

 Sono andato a trovare Wafa nel villaggio arabo israeliano, A’ara, dove e’ nata e risiede. La donna, che ha dedicato molti anni della  sua vita ad insegnare musica ai bambini del campo rifugiati, non si da’ per vinta. Mi ha detto che intende chiedere al presidente Abu Mazen di istituire una commissione indipendente per valutare il suo operato.

 A Jenin incontro Zakaryiua Zubeidi . Mi dice che l’errore di Wafa Younis e’ stato quello di far suonare i bambini di Jenin davanti ai sopravvissuti all’Olocausto mentre , testuale, “i palestinesi sono vittime dell’olocausto ebraico”. Aggiunge  l’ex militante palestinese, che “gli ebrei hanno sfruttato l’Olocausto per impossessarsi della terra palestinese”.

Affermazioni che tradiscono la non accettazione dello stato di Israele, anche nei confini del ’67. L’Autorità’ palestinese tace. Fonti ufficiose fanno sapere che la decisione di espellere la direttrice d’orchestra e’ stata presa su pressione di Hamas. Una storia emblematica.

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L’ultimo concerto dell’orchestra della pace di Jenin

di Claudio Pagliara | 29 marzo, 2009

Un passo avanti, due indietro. L’orchestra di Jenin che ha suonato davanti ai sopravvissuti dell’Olocausto a Holon, in Israele (vedi articolo precedente) rischia di essere smantellata. Il radicalismo nemico della pace. Girerò le vostre e mail di solidarietà , se ce ne saranno, alla direttrice  d’orchestra Wafa Younis.

Leggi l’articolo su Haaretz

Categoria: Cultura, Politica, Ponti | 5 Commenti »

Breaking the wall

di Claudio Pagliara | 29 marzo, 2009

Rompere il muro Non quello con la M maiuscola costruito da Israele in Cisgiordania ma quello immateriale che divide le coscienze. E’ accaduto a Holon, città satellite di Tel Aviv. Protagonisti, 13 musicisti del gruppo “Strisce di libertà”, un’orchestra di ragazzi e ragazze di Jenin che ha intonato canzoni inneggiati alla pace davanti ad un gruppo di sopravvissuti all’Olocausto.

Jenin e’ il campo rifugiati in Cisgiordania che nei primi anni del Duemila ha inviato il maggior numero di terroristi suicidi nelle strade di Israele. La realtà di Jenin oggi e’ cambiata. Il presidente palestinese Abu Mazen, con l’accordo israeliano, ha dispiegato la sua polizia e’ ha riportato legge e ordine in città.. Lo stesso e’ accaduto a Nablus e Hebron. L’economia in Cisgiordania e’ in ripresa, a dispetto della crisi economica globale.

Il concerto di Holon e’ frutto di questa nuova realtà , che spesso non trova spazio nelle prime pagine dei giornali o nei nostri telegiornali. Ho intervistato i ragazzi di Jenin e i sopravvissuti all’Olocausto. Vi propongo due testimonianze che mi sembrano emblematiche.

Ali, 17 anni, violinista del Campo rifugiati di Jenin

“Ogni tanto veniamo in Israele. Ci piace moltissimo, ci sentiamo sempre benvenuti. Non ho affatto paura, anzi mi piacerebbe vedere israeliani a Jenin. L’ultima volta, abbiamo conosciuto nostri coetanei che studiano alla scuola d’arte Arisson di Tel Aviv e siamo rimasti in contatto con loro tramite e mail. Ogni volta che vengo da questa parte cerco di fare nuove amicizie.

Tipi, 75 anni, sopravvissuta all’Olocausto

“Sono stata felicissima di ascoltare la musica di questi ragazzi. Adoro i giovani, sono più aperti degli adulti, più disposti ad ascoltare. Peccato, davvero peccato che non parliamo la loro lingua. Noi sopravvissuti non odiamo nessuno, solo i nazisti. Io poi vivo in un kibbutz:. un tempo avevamo rapporti eccellenti con gli arabi. Spero che un giorno si possano superare le difficoltà e tornare a viv ere in pace”

Categoria: Cultura, Politica, Ponti | 2 Commenti »


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