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Intervista a Benjamin Netanyahu – Tg1 delle 20.00

di Claudio Pagliara | 23 giugno, 2009

Curiosità: prima dell’intervista il premier Netanyahu è assalito da un dubbio: va bene la cravatta rossa che indossa?  Un solerte collaboratore gli offre la sua, blu. Alla fine il premier opta per la rossa.

C’è un precedente famoso. Si racconta che quando Yitzhak Rabin si recò per la prima volta alla Casa Bianca per incontrare Bill Clinton non avesse alcuna idea di come annodare la cravatta. Ebbe alfine un’idea. Prima di partire si fece fare il nodo da un amico, e per tutto il viaggio strinse e allentò la cravatta,  ben attento a non slacciarla.

Clicca qui per vedere l’Intervista a Benjamin Netanyahu – Tg1 delle 20,00 del 22 giugno

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Exclusive: Netanyahu al Tg1 – English full transcript of the interview

di Claudio Pagliara | 22 giugno, 2009

Dear friends,

Today I had the chance to interview in exclusive for Tg1 the prime minister of Israel Benjamin Netanyahu. Here you are the full transcript the interview .

Claudio Pagliara – Mr. Prime Minister, thank you very much for this exclusive interview, you should be quiet satisfied this days because hundreds thousands people in Iran are demonstrating against your worst enemy, Mr Ahmedinajad. Do you support their struggle?

 

Benjamin Netanyahu – I think that anybody that supports freedom and supports human rights, supports the effort of  the people of Iran to regain their freedom. I am not happy seeing demonstrators shot, young girls murdered in front of our eyes, but I think what we see, what is staring us in  our face, is the true nature of this regime. I think that people now can understand many of the things that we have been talking all this years. This is a regime that oppresses his people and this is a regime that threatens everyone with the denial of the holocaust, the call for the elimination of Israel, with the sponsorship of terrorism throughout the world and with the attempt to develop nuclear weapons which they can give to terrorists around the world. I think now that what is the true nature of this regime has been unmasked. Leggi il resto »

Categoria: Politica | 3 Commenti »

Iran: dalla parte della gente che chiede libertà

di Claudio Pagliara | 21 giugno, 2009

Un curioso dibattito si è aperto nelle distanti cancellerie Occidentali, compresi Stati Uniti e Israele: Moussawi è davvero meglio di Ahmedinajad?

Il cosiddetto mondo libero non riesce ad esprimere altro che una pelosa solidarietà agli eroi di Teheran, le centinaia di migliaia di donne e uomini che chiedono il rispetto dei loro diritti, calpestati per 30 anni da un regime teocratico.

Le piazze europee, che si erano riempite di rabbia anti israeliana durante le offensive contro Hetzbollah e Hamas, i due bracci armati del regime di Teheran nella regione, sono desolatamente vuote. Tutti al mare, mentre le Guardie Rivoluzionarie sparano sulla folla inerme.

Lancio una campagna, sul mio blog: Iran, dalla parte della gente che chiede libertà. Sul link di Haaretz, trovate tutti i video che grazie ad Internet sfuggono alle maglie della censura.

Clicca qui: immagini dall’Iran sul sito di Haaretz

 

Categoria: Politica | 13 Commenti »

WAFA, l’agenzia ufficiale palestinese, ora parla anche ebraico

di Claudio Pagliara | 20 giugno, 2009

Sorpresa, sorpresa. Chi l’avrebbe detto che WAFA, la storica agenzia palestinese, fondata nel 1972 a Beirut da Arafat, avrebbe varcato il Rubicone e si sarebbe messa a parlare la lingua del “nemico”? E invece eccolo qui, il sito in ebraico, appena lanciato, dell’agenzia di stampa che dal 1994 è la voce ufficiale dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Il Presidente Abu Mazen ha spiegato l’iniziativa con queste parole: “La pagina in ebraico di WAFA è destinata ad essere un mezzo di dialogo e comunicazione diretta con l’opinione pubblica israeliana e a riflettere con credibilità, obiettività e precisione l’aspirazione del popolo palestinese a vivere in libertà e dignità in uno Stato sovrano , fianco a fianco, in pace e sicurezza, con Israele”.

Il lancio del sito è stato accolto con scetticismo dagli esperti, israeliani e palestinesi del settore. Non ci sarebbe, a loro dire, un vero mercato. Gli israeliani , comprensibilmente, preferiscono leggere le notizie sui loro media. E lo stesso vale nell’opposta direzione: i tentativi israeliani di informare in arabo si sono scontrati contro il muro della diffidenza.

WAFA, finora diffusa in tre lingue, arabo, inglese e francese, difende il potenziale dell’iniziativa. “Il sito in ebraico – dice il direttore dell’agenzia Ryad al-Hassan – non è la mera traduzione di quello in arabo. I contenuti sono originali e affrontano questioni di comune interesse tra israeliani e palestinesi”.

Una promessa mantenuta da ciò che ho potuto controllare personalmente. La pagina di oggi include la lettera di un’israeliana di Tel Aviv, Shira Matel che difende Netanyahu dall’accusa di ostacolare il processo di pace per la richiesta al mondo arabo di riconoscere Israele come stato ebraico. Una posizione che non mi sarei aspettato di trovare sull’agenzia ufficiale palestinese. Segno dei tempi.

Clicca qui: WAFA in Ebraico

Categoria: Politica, Ponti | 4 Commenti »

Gerusalemme, mito e realtà

di Claudio Pagliara | 22 maggio, 2009

Ci mancava anche il “Gerusalem day”! Dopo i mega ingorghi causati dalle draconiane misure di sicurezza prese per la visita di Benedetto XVI, ieri di nuovo strade del centro sbarrate per le celebrazioni del “42esimo anniversario della riunificazione di Gerusalemme”. Decine di migliaia di persone, in prevalenza giovani con la kippa e donne con la gonna alla caviglia, per tutta la notte hanno fatto risuonare  i loro canti nelle stradine di solito silenziose della città vecchia.

A 50 chilometri di distanza, nelle stesse ore anche i ristoranti, i caffè, le discoteche di Tel Aviv si sono riempiti, come ogni giovedì sera, ma di un’altra Israele, anch’essa giovane, ma laica, desiderosa di normalità, spensierata

Gerusalemme e Tel Aviv, due mondi sempre più distanti.

Sui giornali di stamani ho letto la ben nota promessa del premier Netanyahu di mantenere Gerusalemme unita per sempre e l’altrettanto ben nota rivendicazione palestinese che non ci sarà pace finché Gerusalemme est non sarà capitale del loro futuro Stato

Gerusalemme, lo scoglio più alto ad un’intesa. Anche perché quando si parla di Gerusalemme il mito è più forte della realtà.

Una mia amica israeliana, che si definisce “una delle ultime vere sioniste”, e quindi è d’accordo con Netanyahu, °”Gerusalemme non si divide”, mi confessa che non visita la parte araba di Gerusalemme dagli anni Ottanta, dall’inizio dell’Intifada, dunque non la conosce affatto. Un mio amico palestinese, d’altro canto, dopo aver denunciato 40 anni di politiche discriminatorie da parte delle autorità israeliane nei confronti della negletta parte orientale di Gerusalemme mi confessa che il suo incubo è di perdere la residenza permanente che consente agli arabi di Gerusalemme est di accedere al sistema sociale e assistenziale israeliano.

Categoria: Cultura, Politica, Religioni | 13 Commenti »

Obama-Netanyahu: facce tirate e pochi sorrisi

di Claudio Pagliara | 19 maggio, 2009

 

Tanta attesa per l’incontro ieri tra Obama e Netanyahu. E’ opinione generale che i due leader si siano lasciati “d’accordo di essere in disaccordo” come titola oggi l’israeliano Yedioth Ahonoth. Ma che si sono detti i due leader nel lungo faccia a faccia che hanno avuto senza la presenza di testimoni? Lo capiremo ben presto. Vi segnalo il mio articolo su L’Occidentale.

Da L’Occidentale / Obama-Netanyahu: facce tese e pochi sorrisi

Categoria: Politica | 1 Commento »

Intervista a Shimon Peres: dietro le quinte

di Claudio Pagliara | 14 maggio, 2009

Meytal, l’addetta stampa del Presidente Peres, scuote la testa per le reazioni della stampa israeliana alla visita allo Yad Vashem compiuta dal Papa il giorno prima. “Mi vergogno di ciò che è stato scritto, che il Papa non ha mostrato pentimento, che ha parlato di milioni di vittime e non di sei milioni. I nostri giornalisti l’hanno fatta fuori dal vaso “.

Senza usare la stessa irriverente espressione, anche Shimon Peres, Presidente dello Stato di Israele, la pensa allo stesso modo. “Noi ci siamo abituati –  mi dice nell’intervista esclusiva che mi ha concesso martedì 11 maggio – I giornalisti israeliani non guardano in faccia a nessuno. La stampa qui è completamente libera”.

Meytal ci tiene a mostrare alle nostre telecamere il regalo di Benedetto XVI al presidente Peres: un quadro raffigurante una menorah, il candelabro ebraico. Shimon Peres mi dice di apprezzarlo molto. E’ fiero del regalo che a sua volta ha fatto al Papa: una copia della Bibbia in ebraico, 300 mila parole, incise in una microscopica tavoletta con l’ausilio delle nanotecnologie, uno dei punti di forza del Technion, il Politecnico di Haifa.

Intervista a Peres: Tg1 ore 20.00 dell’11 maggio 2009

Categoria: Politica | 2 Commenti »

Intervista al Presidente palestinese Abu Mazen: dietro le quinte

di Claudio Pagliara | 10 maggio, 2009

La Mukata, il fortino sede del Presidente Abu Mazen, a Ramallah, ha cambiato volto, negli ultimi 4 anni. Il predecessore di Abu Mazen, Yasser Arafat, non poteva uscire dal compound . Il divieto era stato imposto da Israele dopo lo scoppio dell’’Intifada. Dentro le mura della sua fortezza, Arafat dava ospitalità ad alcuni tra i più ricercato militanti palestinesi. Il rais ora è seppellito proprio qui. La sua tomba è circondata da un laghetto artificiale. Due poliziotti palestinesi, in alta uniforme, stazionano in permanenza davanti alla pietra che copre il feretro.

Arafat aveva dato ordine di non rimuovere le macerie dell’irruzione compiuta dai talk israeliani nel suo  quartier generale, nel 2002, nei giorni più bui del conflitto. Costituivano un perfetto set cinematografico per noi giornalisti.

Uno dei primi atti del presidente Abu Mazen è stato quello di rimuovere le macerie e ricostruire l’ala del palazzo distrutta. Oggi ci sono anche fiori. Gli uomini della sicurezza sono lontani anni luce dall’iconografia del militante. La Guardia presidenziale, l’unità scelta, è addestrata in Giordania con l’assistenza degli Stati Uniti. Si muove in modo professionale. Deve difendere il Presidente , prima di tutto, dai suoi nemici interni, i radicali islamici.

Quando Abu Mazen entra nella sala dove abbiamo preparato il set per l’intervista, mi saluta molto cordialmente. Ricorda i nostri precedenti incontri, inclusa l’intervista esclusiva  al Tg1 dell’11 luglio del 2007, ripresa persino dal New York Times, in cui accusava Hamas di aiutare Al Qaeda.

Alla vigilia della visita del Papa a Betlemme,  il presidente palestinese appare più ottimista di quanto le circostanze indurrebbero a essere. E’ fiducioso che Obama possa fare la differenza. Non chiude al premier Netanyahu. Al contrario , dice che è un fatto che un altro leader della destra, Begin, fece la pace con l’Egitto. Ricorda che lo stesso Netanyahu segnò un accordo con l’Autorità palestinese, nel ‘99, sul trasferimento in pani palestinesi del controllo di parte della città di Hebron . Prende le distanze dal presidente iraniano Ahmedinejad, rivendicando a sé il diritto di rappresentare il popolo palestinese, e ribadendo che il suo obbiettivo non è la distruzione di Israele, ma la nascita di uno stato palestinese che viva fianco a fianco e in pace con quello israeliano.

Intervista ad Abu Mazen: Tg1 ore 20.00 dell’8 maggio 2009 

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Intervista con Re Abdullah di Giordania: dietro le quinte

di Claudio Pagliara | 5 maggio, 2009

E’ una giornata di vento caldo e carico di sabbia, il khamsin, ad Amman. Il pulmino ci viene a prendere alle 10 in punto all’hotel Intercontinetal e ci porta in uno dei tre palazzi reali della capitale giordana. L’intervista è fissata per le 12. Il re spacca il secondo. Mi sorprende immediatamente la sua poco regale affabilità. Mi aspettavo una maggiore distanza.

Nell’attesa che i microfoni siano a posto, è lui a rompere il ghiaccio. Mi chiede da quanto tempo sono ad Amman, e se resterò durante i giorni della visita del Papa. Sottolinea con fierezza che Benedetto XVI trascorrerà 3 giorni e 3 notti in Giordania , una notte in più di Papa Wojtyla. Lo considera una segnale di attenzione per il suo Paese, che definisce un modello di coesistenza tra la maggioranza musulmana e la minoranza cristiana.

 

L’impressione che trasmette è quella di una persona che dice davvero cosa pensa. Anche alla domanda più insidiosa, cosa pensa del discorso estremista che il Presidente iraniano Ahmedinajad ha pronunciato a Ginevra, risponde con chiarezza. Sottolinea che chi parla contro Israele lo fa per conto dei palestinesi. Che la questione palestinese è la questione che più accende emotivamente gli animi in Medio Oriente. Aggiunge che se venisse risolta, il 90 per cento dei problemi della regione sarebbero risolti. Ma ammette, con onestà, che resterebbero sempre estremisti, oltranzisti. Insomma, il nemico comune di Israele , dei Paesi arabi moderati, dell’Occidente.

Alla fine dell’intervista gli chiedo se posso avere una foto con lui. Accetta subito con un sorriso. Quella che vedete sopra è l’intera squadra della Rai.

 

Intervista a Re Abdullah: Tg1 20.00 del 4 maggio 2009

 

Categoria: Politica | 7 Commenti »

Nuovo ufficio Rai per il Medio Oriente

di Claudio Pagliara | 1 maggio, 2009

Da oggi, 1° maggio, il nuovo ufficio Rai per il Medio Oriente è una realtà. Due sale di montaggio Avid, due telecamere digitali di ultima generazione, uno studio per le dirette.

Tecnologie all’avanguardia che hanno comportato un discreto investimento in un momento di vacche magre. E’ , al di là di tante parole, la prova dell’attenzione della televisione pubblica per questa area del mondo, alla vigilia del viaggio di Papa Benedetto XVI in Terra Santa.

Per quanto mi riguarda, è uno stimolo a fare sempre meglio, in modo equilibrato, il lavoro di corrispondente.

Categoria: Informazione | 2 Commenti »


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