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Intervista a Shimon Peres – Tg1 20.00 e Rai News 24

By Claudio Pagliara | maggio 26, 2011

A pochi giorni dalla visita in Italia, dove parteciperà alle celebrazioni per il 2 Giugno, il Presidente dello Stato di Israele, Shimon Peres,  mi ha rilasciato una lunga intervista trasmessa dal Tg1 delle 20.00 e, in forma integrale, da Rai News 24. Per chi volesse leggerla, ecco la trascrizione integrale in italiano.

Claudio Pagliara. Abbiamo assistito alla calorosa accoglienza tributata dal Congresso americano al premier Netanyahu. Come presidente dello Stato di Israele, che significato gli attribuisce?

Shimon Peres. Chiaramente, l’espressione di amicizia ad Israele è molto significativa per tutti noi. Abbiamo una lunga tradizione di  profonde relazioni con gli Stati Uniti. d’America: il Presidente, l’Amministrazione, il Congresso, la gente. Per noi è molto importante. Siamo molto lieti  che il Congresso abbia riaffermato il suo sostegno ad Israele.

 I palestinesi hanno reagito negativamente al discorso di Netanyahu. Lei crede che il premier avrebbe dovuto esprimere un chiaro sì ad un compromesso territoriale basato sui confini del ’67 , come suggerito da Obama?

Dobbiamo distinguere tra discorsi e processo di pace. Prima di tutto,  penso che si possa arrivare ad una vera pace solo in un modo: attraverso un accordo. Una parte in causa non può imporre la pace all’altra. Può imporre altre cose, ma non la pace. E la pace è un processo  Non avviene con uno o due discorsi. Il processo inizia con delle questioni aperte. Sono aperte perché c’è un disaccordo e bisogna trovare un terreno comune. Poi bisogna condurre il negoziato per cercare di superare le differenze. E’ vero che in questo momento siamo alle pre – condizioni. Dobbiamo creare l’atmosfera giusta affinché le parti partecipino al negoziato, ognuno con le sue posizioni. Il negoziato deve essere diretto, tra israeliani  e palestinesi, animati dalla consapevolezza delle differenze e dalla volontà di superarle.

La sensazione in Europa è che il processo di pace sia infinito…

L’unità  d’Italia ha richiesto 80 anni , perché siete così impazienti? E’ molto difficile unificare  i popoli in questo piccolo fazzoletto di terra, ma stiamo facendo passi avanti, non restiamo fermi ai blocchi di partenza.. Innanzitutto, siamo d’accordo che la base del negoziato sono i confini del ‘67 e non quelli del ‘47 . Vengono chiamati con nomi diversi. Ovviamente, nessuno suggerisce che Israele torni ai confini del ‘67 perché le realtà sono cambiate; le dimensioni  del ‘67, ecco ciò di cui si parla. E ora i palestinesi hanno un’Autorità nazionale. Non dimentichiamo che non c’è mai stato storicamente uno Stato palestinese. La Cisgiordania era nelle mani dei giordani, che non l’hanno data ai palestinesi; la Striscia di Gaza era nella mani degli egiziani,  che non l’hanno data ai palestinesi. Noi abbiamo lasciato Gaza completamente e abbiamo favorito la nascita di una Autorità palestinese. In Cisgiordania, i palestinesi stanno sviluppando con successo la loro economia,  stanno costruendo le loro forze di sicurezza, anche col nostro aiuto. Io vorrei che le cose andassero anche  meglio,  ma è difficile: i palestinesi sono divisi e la guerra ha creato tutta una serie di problemi. Ma sono convinto che le differenze si sono accorciate e che, con uno sforzo genuino, si possa arrivare alla pace.

L’Autorità Palestinese però ha scelto un’altra strada,  il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell’Onu. Molti Paesi europei sono propensi a dire di sì. Perché lei crede che l’Europa farebbe meglio a non votare a favore?

Per creare una nazione, non basta dichiararlo. Ci vogliono atti, non parole. Affinché uno stato palestinese nasca, deve essere chiaro che non porrà una minaccia ad Israele. Nessuno vuole uno stato palestinese in guerra con lo stato d’Israele. Non avrebbe alcun senso. Così, bisogna pensare allo stesso tempo allo Stato palestinese e alla sicurezza di Israele. Ho chiesto al Segretario generale dell’Onu: “Vuole dichiarare la nascita dello  Stato palestinese?  OK! Può fermare il terrore?  Può fermare il contrabbando di munizioni e razzi?  Può fermare il trasferimento da parte dell’Iran di armi e denaro?  Se la risposta è no, che significato ha la dichiarazione dello  Stato? Ci sono due questioni connesse: una è l’indipendenza dello stato palestinese, l’altra la sicurezza di Israele.  Se si fa una sola cosa delle due, niente accadrà. La strada è prima il negoziato diretto e poi l’approvazione delle Nazioni Unite

Israele non vuole trattare con un Governo di unità palestinese che includa Hamas. Ma Rabin usava dire: la pace si fa con i nemici….

E’ vero, ma solo se i nemici vogliono la pace. Finché  i leader di  Hamas agiscono da terroristi, accumulano missili, e li usano,  non c’è alcuna possibilità. E in ogni caso, questa è anche la posizione del quartetto. Loro, non noi, hanno posto tre condizioni ad Hamas: rinuncia al terrore,  riconoscimento di Israele, rispetto degli accordi firmati. Sono riconoscente al Presidente del Consiglio italiano per aver portato questa posizione in sede europea. E  al vostro Presidente della Repubblica che la condivida. Se c’è terrore e pace allo stesso tempo, la pace è destinata a cadere  vittima del terrore  Se i palestinesi vogliono unirsi, ok. Siamo per un fronte unito, non siamo per la divisione, ma ciò che veramente li divide è l’avere due eserciti. Abu Mazen, il presidente dell’Autorità Palestinese, che io rispetto molto, ha detto: un popolo, un fucile.  Non abbiamo obiezioni su questo. Ma se poi dice: un popolo, due fucili , uno spara l’altro parla,  si contraddice..

Cosa pensa della primavera araba? Porterà più o meno stabilità in Medio Oriente?

Senza la primavera araba non ci sarà mai stabilità. Gli arabi devono  entrare nel XXI secolo. Hanno ancora una economia tradizionale, nazionale e agricola, che li costringe  alla povertà. I  problemi del Medio Oriente sono la povertà, la mancanza di acqua. Non c’è soluzione senza tecnologie avanzate. Guardi Israele: non ha acqua e non ha molta terra  eppure ha una delle agricolture più avanzate del mondo.  Possono fare lo stesso, non ci sono differenze. Certo, la vecchia generazione è ancorata alle  tradizioni, ma  si sta facendo largo una nuova generazione che incarna la speranza  di libertà. Questi giovani usano i computer, hanno accesso a Facebook, YouTube, internet, possono  vedere sui  loro schermi quando orribile sia la dittatura, quanto terribile sia la corruzione, quanta povertà ci sia a causa dell’ economia tradizionale. Paragonano la loro situazione a quella di altre giovani generazioni. E si chiedono: perché lì è così e qui no? Non  sono più disposti a chiudere gli occhi. Ed è molto difficile mantenere le dittature quando la gente apre gli occhi. Non sono sicuro che vinceranno al primo round: hanno idee, ma l’establishment ha i fucili  Basta vedere ciò che accade in Siria. Il governo spara e loro manifestano. Manifestano con forza, hanno tutto il mio rispetto. Per il bene del popolo arabo, per il bene della pace, per il bene di tutti noi, gli arabi entrino nell’era della libertà, dell’economia moderna! E’ una grande speranza. Anche mia personale. Auguro loro successo.

Il Paese dove iniziò la primavera, prima che si chiamasse così, fu L’Iran. Ora in Iran non ci sono manifestazioni. Netanyahu ha detto, tre giorni fa, che il tempo sta scadendo, riferendosi al programma nucleare. Cosa si può fare per fermarlo?

Innanzitutto, il problema Iran non è monopolio di Israele. L’Iran è riconosciuto come un pericolo da tutti i leader del nostro tempo, da Obama a Putin, dall’Italia alla Francia. Tutti sostengono che non si può vivere in un mondo dove armi nucleari siano nella mani di una leadership irresponsabile. Dobbiamo dunque guardare all’Iran come un problema del mondo, che non ricade sulle sole nostre spalle. Ciò che andrebbe fatto è rafforzare le sanzioni. Secondo me, è anche necessaria una campagna morale: stiamo combattendo per i nostri valori, non è una questione di soldi. Ahmedinajad viola i valori nei quali crediamo: impicca innocenti, incita all’odio. E’ terribile che non ci sia una rivolta morale. Gli iraniani avevano manifestato contro il regime, ma non sono stati aiutati, sono ancora indignati e alla fine penso che anche il regime iraniano dovrà fare i conti con le aspirazioni delle giovani generazioni. Non è un regime stabile.

L’Iran sostiene gli Hezbollah in Libano e sostiene Hamas qui. Gli Hezbollah stanno uccidendo  il Libano. E Hamas ha diviso il popolo palestinese. Non c’è una sola cosa positiva che venga dai leader iraniani. Vogliono distruggere Israele, negano l’Olocausto, impiccano persone oneste, danno denaro e armi ad ogni terrorista e come se non bastasse vogliono la bomba nucleare. Dobbiamo prendere ogni misura per impedirlo, non dico Israele ma tutto il mondo. A ancor prima, dobbiamo dotarci di una strategia di difesa,. Ad esempio, un sistema antimissilistico che ci protegga dall’Iran da ogni lato, in modo che non sia in grado di lanciare missili. Sono convinto che è possibile.

Lei crede che  scienza e tecnologia possono cambiare il volto del Medio Oriente. Che contributo può dare Israele in questo campo?

Israele il suo contributo lo dà con la sua stessa esistenza. Abbiamo una piccola porzione di terra, con poca acqua, senza petrolio e fino a poco fa senza gas, eppure la nostra economia va estremamente bene. Cosa abbiamo? Un popolo, tecnologia e una società libera. Una società libera non è solo una società dove c’è libertà di parola. È una società dove ci sono diritti uguali per tutti. Le faccio un esempio. Se le donne sono discriminate, abbiamo una nazione dimezzata. E una nazione dimezzata non progredisce. Se le donne sono discriminate, non hanno possibilità di avere una adeguata educazione. E se non sono istruite non possono istruire i loro figli. Gli uomini la fanno da padroni in famiglia  Obama mi ha chiesto chi sono i più grandi oppositori della democrazia in Medio Oriente? Gli ho risposto: i mariti . Non basta introdurre nuovi macchinari, bisogna cambiare stile di vita. Le donne devono avere accesso all’educazione, alla scienza, alla tecnologia, a tutto.  Così aiuteranno i loro figli ad essere ambasciatori del futuro invece che vittime del passato  Sono certo che il mondo arabo farà questo passo. Nulla lo salverà dalla povertà, senza  il pieno accesso di tutti alla scienza e alla tecnologia.  50 anni fa la Cina era povera come l’Egitto di oggi. Non è il denaro che ha salvato la Cina, è il cambio di  sistema . Si possono sostituire presidenti e ministri: nulla cambierà: Bisogna cambiare  il sistema per sfuggire dalla povertà

Presidente, lei sarà ospite d’onore alla cerimonia del 2 giugno a Roma. Qual è lo stato delle  relazioni tra Italia e Israele?

Si può davvero dire che tra Israele e Italia non c’è solo una relazione diplomatica, c’è quasi una storia d’amore.  Prima di tutto, gli israeliani amano moltissimo gli italiani, il Paese, la gentilezza, la bellezza, la musica,  la cultura. Non è scritto nei libri diplomatici ma è nei nostri cuori. Anche nei momenti più difficili, l’Italia è sempre stata speciale. Oggi le nostre relazioni sono estremamente buone, sia con Roma che col Vaticano. Per noi, l’Unità d’Italia, è un esempio. Mazzini e Garibaldi li studiamo sui nostri libri di storia: Mazzini con la sua mente raffinata, Garibaldi con il suo cavallo veloce. L’unità d’Italia  è un evento mondiale. Sono veramente felice di partecipare a queste celebrazioni.   

Lei ha appena incontrato qui in Israele il Presidente Napolitano, una visita che ha acceso la luce sui rapporti tra Risorgimento e sionismo.  Che impressione ne ha avuto?

La forza del presidente Napolitano risiede nei suoi valori, nel fatto che è animato da onestà intellettuale e sentimento per la gente. E’ un esempio che si può governare con la buona volontà e non con la forza. Per questo è rispettato in ogni posto, non solo in Italia, ma anche qui. E quando ci siamo incontrati, dopo 5 minuti eravamo già amici. Siamo animati dalla stessa filosofia e vediamo le cose allo stesso modo. Ho il più alto rispetto per lui. Gli siamo molto grati di essere venuto qui per ritirare il premio Dan David, il cui conferimento è anch’esso una espressione di rispetto.

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Una risposta per “Intervista a Shimon Peres – Tg1 20.00 e Rai News 24”

  1. Eliana Rossi scrive:
    maggio 27th, 2011 alle 10:22

    Salve Claudio, le parole di Peres sono dettate da un autentico senso di rinnovamento e stabilità per il suo Paese, ma come cambiare un sistema maschilista che ha da secoli reso la donna schiava in una prigione dorata? Se Peres per primo parla di risoluzione dei problemi sia in Palestina sia in Israele, vuol dire che da parte sua c’è tutta l’intenzione di migliorare una situazione incancrenita, ma anche le NU devono fare il grande passo, prendendo seriamente in considerazione un problema annoso. Grazie per questa bellissima intervista che chiarisce tanti punti oscuri su un’alterna vicenda che deve essere chiarita quanto prima, per permettere un sano equilibrio in medio oriente. Ti seguo tutti i giorni su RAI 1 il tuo lavoro è ottimo. L’ augurio di una buona giornata da una collega della stampa locale. A presto Eliana

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