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Obama, gli insediamenti, l’Iran (articolo su L’Occidentale)

By Claudio Pagliara | settembre 24, 2009

La posizione cauta espressa dagli Usa sugli insediamenti di Israele, al vertice di New York, è uno dei primi segnali del cambio di rotta di Obama in Medio Oriente. Ma il banco di prova resta l’Iran. E’ tempo che il presidente americano rompa gli indugi e promuova delle sanzioni più incisive contro un regime che minaccia non solo Israele, ma anche gli alleati arabi degli Stati Uniti.

Clicca qui: articolo su L’Occidentale

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Topics: Senza categoria | 4 Comments »

4 risposte per “Obama, gli insediamenti, l’Iran (articolo su L’Occidentale)”

  1. monica scrive:
    settembre 24th, 2009 alle 12:26

    Se solo anche tanti altri giornalisti si decidessero una buona volta a parlar chiaro sull’Iran e a dire finalmente che il re è nudo, come hai appena fatto tu… sarebbe già un bel passo avanti.

  2. Laura Collinoli scrive:
    settembre 24th, 2009 alle 12:47

    Forse è un passo avanti che sia finita anche la diplomazia dei sorrisi… Già, quella che mascherava gli insuccessi, come scrivi su “L’Occidentale”. Forse è così… e sicuramente è ora di rompere gli indugi, magari ricorrendo all’autorevolezza, più che all’autorità.

  3. angela nicoletti scrive:
    settembre 24th, 2009 alle 23:56

    tutti debbono fare un passo in avanti e guardare oltre le ideologie e parte della storia. Giusta o sbagliata che sia. Solo così facendo si potrà ottenere quel dialogo sereno ed equilibrato che tutti sognano sulla questione medio oriente

  4. Alessia Minieri scrive:
    settembre 25th, 2009 alle 13:21

    Io ho il timore che l’Obamania sia diventata incontrollabile. Forse, ci si aspetta un po’troppo da un Presidente ancora inesperto. Certo ha già dato un enorme contributo nella politica interna, ma reggerà alle aspettative il suo ruolo istituzionale all’estero?

    (Hillary Clinton poteva essere il soggetto giusto).

    E’la stagione della politica dal polso duro, basta passerelle di ammirevoli e diabetici propositi, buonismo e dichiarazioni che più che moderate sono inopportune nei confronti di chi è minacciato dal bamboccio Ahmadinejad.

    Il disgelo (termine inappropriato dal mio punto di vista) non deve essere frutto dei rapporti diplomatici con gli States, è la Siria che deve fare un piccolo balzo in avanti. Il conflitto arabo-israeliano, osservandolo da un’ottica astorica, è tutto fuorchè complicato.
    La nolontà ha la meglio.

    Un nodo da sciogliere è quello inerente all’affidabilità di Abu Mazen, apparentemente pronto alla pace, ma dobbiamo ricordare lucidamente che il passato ci impone cautela. Inoltre ci sarebbe da aprire una parentesi poco allettante su HRW e Onu. Spero unicamente che si mettano in gioco (attivamente, questa volta, smettendo di duellare a Risiko) per il rilascio del povero Gilad.

    L’unico dato certo è che siamo sommersi da milioni di speranze e pochi cervelli in grado di recepirle autonomamente.
    La religione, l’oppio dei popoli?! E’ora di partire con un ampio progetto di disintossicazione.

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