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La libertà di stampa secondo Freedom House

By Claudio Pagliara | luglio 22, 2009

Cari amici, un contributo al dibattito che si è aperto in Italia sulla vergognosa decisione della Federazione internazionale dei giornalisti – decisione presa all’unanimità dunque anche col consenso della Federazione della Stampa Italiana – di espellere con un pretesto i giornalisti israeliani viene dal lavoro serio e scientifico di Freedom House, un’organizzazione indipendente che monitora la libertà di stampa nel mondo.

Per stilare la graduatoria, Freedom House adotta criteri rigorosi: il quadro legislativo e il rapporto tra stampa e i poteri politico e economico.

Vi invito a cliccare sulla mappa che assegna ad ogni Paese un colore diverso: verde se ha una stampa libera, giallo se ha una stampa parzialmente libera e blu se ha una stampa non libera. Zoomate sul Medio Oriente e scoprirete ciò che chiunque viva in questa regione sa bene: c’è una sola strisciolina verde nella regione, Israele.

Clicca qui: Il rapporto di Freedom House

P.S.: Un attento lettore mi ha segnalato che è già pronto il rapporto 2009, anche non è ancora stato messo on line. Israele è stato collocato nel blocco dei Paesi quasi liberi, degradato assieme all’Italia. La sostanza non cambia: perché espellere i colleghi israeliani dal concesso internazionale?

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Topics: Senza categoria | 13 Comments »

13 risposte per “La libertà di stampa secondo Freedom House”

  1. Filippo Lobina scrive:
    luglio 22nd, 2009 alle 11:23

    Caro Claudio, con rammarico devo purtropppo far notare che anche Freedom House nel 2009 ha ritenuto di declassare Israele da paese libero a paese “Parzialmente libero”.
    Questo organismo “Indipendente” ha infatti pubblicato, un paio di mesi fa, il rapporto sulla libertà della stampa relativa al 2009. Osservando la mappa ho subito notato, con meraviglia, che quella strisciolina verde in mezzo ad un mare di Paesi “not free” ha inspiegabilmente cambiato colore.
    Ora è gialla, come il cartellino calcistico che preannuncia un’espulsione; ed è lo stesso colore che contraddistingue l’Egitto e la Turchia.
    Ignoro le motivazioni di tale decisione e mi chiedo, provocatoriamente: Freedom House si è consultata con il IFJ prima di stilare il rapporto?

    La mappa può essere scaricata al seguente indirizzo:
    http://www.freedomhouse.org/uploads/fop/2009/FreedomofthePress2009_MOPF.pdfha

    Saluti,
    Filippo

  2. Claudio Pagliara scrive:
    luglio 22nd, 2009 alle 13:54

    Filippo,

    Grazie per la precisazione, ma ho provato ad aprire il link che mi hai inviato senza successo. Ho consultato una volta ancora la home page di Freedon House e non c’è traccia del rapporto 2009. L’ultimo consultabile è quello del 200. Mi aiuti a sciogliere il nodo? Grazie

  3. Filippo Lobina scrive:
    luglio 22nd, 2009 alle 14:06

    Scusate, il link corretto alla mappa è il seguente:
    http://www.freedomhouse.org/uploads/fop/2009/FreedomofthePress2009_MOPF.pdf

  4. Claudio Pagliara scrive:
    luglio 22nd, 2009 alle 14:22

    Ora la mappa la vedo.
    Anche l’Italia ha cambiato colore.
    Sul sito però non trovo il rapporto completo del 2009. E senza motivazioni, è impossibile esprimere un giudizio. Potrebbe aver influito la miope decisione di impedire alla stampa internazionale l’accesso a Gaza, durante la recente guerra. La questione di fondo comunque non cambia di una virgola. Espellere la Federazione dei giornalisti israeliani è un atto vergognoso. Spero che la pressione della base produca un ripensamento.

  5. Filippo Lobina scrive:
    luglio 22nd, 2009 alle 15:10

    Claudio, anche io mi sono posto le stesse domande. Nell’abstract presente sul sito le motivazioni sono in parte quelle che hai scritto tu ovvero “Israel moved into the Partly Free range due to the heightened conflict in Gaza, which triggered increased travel restrictions on both Israeli and foreign reporters; official attempts to influence media coverage of the conflict within Israel; and greater self-censorship and biased reporting, particularly during the outbreak of open war in late december”.
    Poiché mi sembrò eccessiva l’accusa di auto-censura e di influenzare i media (basta guardare la copertura “imparziale” della BBC!) inviai una email a Freedom House chiedendo lumi in merito alle singole valutazioni di dettaglio. Mi avevano risposto che queste informazioni sarebbero state disponibili da metà giugno. Come puoi vedere stiamo ancora aspettando. Insomma, non proprio cristallini.
    Infine mi ha lasciato alquanto perplesso la definizione “The Israeli-Occupied Territories/Palestinian Authority” utilizzata nell’abstract per definire i territori di Gaza e della West Bank. L’effetto psicologico di tale scelta è evidente, ovvero quello di descrivere Israele come una nazione occupante, scelta molto ma molto politically uncorrect.
    Inoltre l’affermazione, sempre presente nell’abstract, che i giornalisti ricevettero pressioni e minacce nei “territori occupati” da parte delle forze israeliane presenti in quelle zone andrebbe provata e circostanziata, cosa che fino ad adesso Freedom House non ha fatto. Non molto “Transparent” indeed!
    Saluti,
    Filippo

  6. Claudio Pagliara scrive:
    luglio 22nd, 2009 alle 15:39

    Filippo,
    la decisione di impedire alla stampa internazionale l’accesso a Gaza è certamente deprecabile. Personalmente, non perdo occasione di denunciarla, in pubblico e in privato. A me risulta che i vertici dell’Esercito erano contrari. Le altre motivazioni mi sembrano deboli.

  7. Filippo Lobina scrive:
    luglio 22nd, 2009 alle 18:55

    Infatti la chiusura dell’accesso fu fortemente voluta, a quanto ne so, dal primo ministro e dal ministro della difesa dell’epoca. Anche se c’è anche chi disse che il veto fu solo del PM, essendo Barak favorevole.
    Mi sembra anche che dopo il 7 gennaio (certo ad operazioni già iniziate) furono sorteggiati una decina di giornalisti cui fu permesso di essere embedded. Certamente questa scelta ha permesso speculazioni da parte sia di certa stampa occidentale (vedi BBS, Guardian, ecc. ecc.) sia palestinese e, in effetti, tanta disinformazione probabilmente non ci sarebbe stata se ai giornalisti fosse stato permesso di entrare.
    Se non sbaglio ci furono dei precedenti, Falklands e la prima guerra del Golfo, in cui i governi posero delle restrizioni ma, ovviamente, parliamo di contesti non paragonabili.

  8. Laura Collinoli scrive:
    luglio 23rd, 2009 alle 10:52

    Sulla storia dei giornalisti israeliani espulsi dalla Federazione internazionale dei giornalisti c’è un bell’editoriale di Angelo Panebianco uscito oggi sul Magazine del Corriere. Parla di ‘Pregiudizi su Israele’, che è poi il titolo del suo pezzo.
    Tra l’altro dice il problema è politico e risale all’epoca della guerra fredda.
    Bello il suo finale. “Capire l’origine dei pregiudizi è l’unico modo per tentare di sbarazzarsene”.
    Ciao e buona giornata

  9. ardù scrive:
    luglio 25th, 2009 alle 10:54

    ciao filippo, perché dici: “Infine mi ha lasciato alquanto perplesso la definizione “The Israeli-Occupied Territories/Palestinian Authority” utilizzata nell’abstract per definire i territori di Gaza e della West Bank. L’effetto psicologico di tale scelta è evidente, ovvero quello di descrivere Israele come una nazione occupante, scelta molto ma molto politically uncorrect.”

    ti risulta che israele abbia richiamato l’esercito dalla west bank? che abbia concesso piena libertà di movimento ai residenti? che ogni cittadino possa entrarci e uscirci senza dar conto all’idf?

    dove hai attinto questa notizia, dalla morosa (leggi debitrice) federazione siareliana della stampa?

  10. cecilia nizza scrive:
    luglio 25th, 2009 alle 23:13

    Complimenti ! È confortante vedere che non tutti i giornalisti hanno messo il cervello all’ammasso. Forse c’è ancora speranza che certi valori non siano stracciati. Per quanto riguarda lo scambio di cui sopra, non credo si debbano ricercare motivazioni troppo razionali nelle decisioni che vengono prese a livello internazionale su Israele.
    Buona serata,
    Cecilia

  11. Notizie dai blog su Freedom House 2010, Libertà di Stampa nel Mondo. Oh-Oh. scrive:
    maggio 1st, 2010 alle 16:59

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  12. Notizie dai blog su Rapporto “Freedom House” 2010 sulla libertà di stampa scrive:
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