Ricerca

Categorie

Blogroll

Archivi


« | Main | »

Shalit, 3 anni di buio, e Hamas censura B’tselem

By Claudio Pagliara | giugno 25, 2009

 

B’tselem, per chi non ne avesse sentito parlare, è una organizzazione israeliana per i diritti umani che da decenni denuncia la politica israeliana nei Territori occupati. L’organizzazione, che gode di grande reputazione tra i palestinesi,  ieri si è vista censurare dalla stampa sotto controllo di Hamas un appello per la liberazione  immediata e incondizionata di Gilad Shalit, il caporale israeliano rapito da Hamas esattamente 3 anni fa..

Il portavoce di B’tselem fa sapere oggi che l’organizzazione intendeva pubblicare a pagamento il suo appello sul quotidiano “Palestine” , stampato  a Gaza, ma ha ricevuto un diniego senza motivazione. L’appello invece è stato pubblicato dal quotidiano palestinese “Al Quds”, stampato a Gerusalemme e diffuso in Cisgiordania. ” La stampa, evidentemente, a Gaza non è libera” , denuncia B’tselem.  “Riteniamo importante che l’opinione pubblica a Gaza sappia la verità. La Croce Rossa non ha mai ottenuto il permesso di  visitare il soldato israeliano. I familiari non hanno ricevuto neppure una lettera da lui. Nessuno sa in quali condizioni si trovi”

La violazione delle convenzioni internazionali nel caso  Gilad  Shalit, come la repressione delle manifestazioni popolari in corso in Iran dovrebbero aprire gli occhi all’opinione pubblica occidentale sul modus operandi dell’estremismo islamico. Ma, come già notavo la settimana scorsa, le piazze europee restano vuote quando a violare i diritti umani sono Iran o Hamas.

Comments

comments

Topics: Senza categoria | 7 Comments »

7 risposte per “Shalit, 3 anni di buio, e Hamas censura B’tselem”

  1. Paolo scrive:
    giugno 25th, 2009 alle 11:49

    Gli Israeliani dovrebbero iniziare a radere al suolo un palazzo di gaza al giorno fino a che gilad non viene liberato.
    Tanto capiscono solo questa lingua…..

  2. Deborah Rozenblum scrive:
    giugno 25th, 2009 alle 11:52

    Purtroppo le piazze si riempono solo se si tratta di odiare Israele o gli Stati Uniti. Chi scende in piazza per i Tchetcheni? i Tibetani? i Sudanesi? gli Iraniani, i Tamil? smetto qui con la lista… La gente non scende in piazza “per”. Scende in piazza contro

  3. Daniel Isernia scrive:
    giugno 25th, 2009 alle 16:25

    Sono d’accordo con Paolo
    con le buone maniere si ottiene tutto

  4. Claudio Pagliara scrive:
    giugno 26th, 2009 alle 08:11

    Rispondo a Paolo e Daniel. Ho pubblicato i vostri commenti anche se sono in totale disaccordo col contenuto. Capisco la frustrazione che cova nei vostri animi. Ma se davvero avete a cuore le sorti di Gilad Shalit e quelle del futuro di Israele dovreste incoraggiare gli sforzi in corso per raggiungere un compromesso.
    In grandi linee, ciò che si profila è la liberazione di Gilad Shalit e un cessate il fuoco di lunga durata da parte di Hamas; la liberazione di centinaia di detenuti palestinesi, molti dei quali responsabili di attentati recenti e la fine del blocco economico imposto alla Striscia di Gaza da parte israeliana.
    La palese violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra da parte di Hamas nel caso di Gilad Shalit non deve farci dimenticare le condizioni miserrime in cui sono ridotti a vivere il milione e mezzo di palestinesi a Gaza, molti dei quali (e io credo la maggioranza dei quali) non sono affatto sostenitori di Hamas.

  5. Laura Collinoli scrive:
    giugno 26th, 2009 alle 15:20

    Dice bene Claudio. Il caso di Gilad Shalit non deve farci dimenticare le condizioni in cui vivono i palestinesi a Gaza o i tanti altri sparsi nel mondo e per cui nessuno protesta. Forse sarebbe meglio iniziare a pensare che ognuno di noi – di qualsiasi razza, religione o Paese – ha un nome, un cognome, una storia, degli affetti…
    E invece a me sembra che si continui a catalogare: arabi di qua e cristiani dall’altra parte. Altri ancora da altre parti… Per alcuni pollice alzato e per altri verso. Così. Senza guardare le singole storie, ma solo da dove si viene.
    Ma a voi non dà fastidio, nel momento in cui girate il mondo, che all’Italia la prima parola che viene affiancata è mafia? E’ così no? Qualcuno ancora ci associa solo a questo. Magari per gioco, forse per battuta, ma è così… E’ la stessa cosa di arabo-terrorista o israeliano usurpatore. A me ha sempre dato un fastidio enorme,
    E allora è forse veramente il caso di non dire neanche per scherzo “radere al suolo”… e di giungere finalmente ad un compromesso. Che poi vuol dire promettersi insieme,,, Perché non farla diventare una parola bella?
    Grazie Claudio

  6. nora scrive:
    luglio 1st, 2009 alle 20:27

    purtroppo non c’e’ da meravigliarsi. i membri di Hamas sono dei sanguinari e il loro odio nei confronti degli ebrei li acceca.

  7. B. Senator scrive:
    novembre 22nd, 2009 alle 02:15

    Esiste nell universo una coabitazione pacifica con l’islam????
    indicatemi per favore!
    In Europa si parla d’integrazione, io direi piuttosto : Non beligeranza.
    B.Senator

Commenti