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Intervista al Presidente palestinese Abu Mazen: dietro le quinte

By Claudio Pagliara | maggio 10, 2009

La Mukata, il fortino sede del Presidente Abu Mazen, a Ramallah, ha cambiato volto, negli ultimi 4 anni. Il predecessore di Abu Mazen, Yasser Arafat, non poteva uscire dal compound . Il divieto era stato imposto da Israele dopo lo scoppio dell’’Intifada. Dentro le mura della sua fortezza, Arafat dava ospitalità ad alcuni tra i più ricercato militanti palestinesi. Il rais ora è seppellito proprio qui. La sua tomba è circondata da un laghetto artificiale. Due poliziotti palestinesi, in alta uniforme, stazionano in permanenza davanti alla pietra che copre il feretro.

Arafat aveva dato ordine di non rimuovere le macerie dell’irruzione compiuta dai talk israeliani nel suo  quartier generale, nel 2002, nei giorni più bui del conflitto. Costituivano un perfetto set cinematografico per noi giornalisti.

Uno dei primi atti del presidente Abu Mazen è stato quello di rimuovere le macerie e ricostruire l’ala del palazzo distrutta. Oggi ci sono anche fiori. Gli uomini della sicurezza sono lontani anni luce dall’iconografia del militante. La Guardia presidenziale, l’unità scelta, è addestrata in Giordania con l’assistenza degli Stati Uniti. Si muove in modo professionale. Deve difendere il Presidente , prima di tutto, dai suoi nemici interni, i radicali islamici.

Quando Abu Mazen entra nella sala dove abbiamo preparato il set per l’intervista, mi saluta molto cordialmente. Ricorda i nostri precedenti incontri, inclusa l’intervista esclusiva  al Tg1 dell’11 luglio del 2007, ripresa persino dal New York Times, in cui accusava Hamas di aiutare Al Qaeda.

Alla vigilia della visita del Papa a Betlemme,  il presidente palestinese appare più ottimista di quanto le circostanze indurrebbero a essere. E’ fiducioso che Obama possa fare la differenza. Non chiude al premier Netanyahu. Al contrario , dice che è un fatto che un altro leader della destra, Begin, fece la pace con l’Egitto. Ricorda che lo stesso Netanyahu segnò un accordo con l’Autorità palestinese, nel ‘99, sul trasferimento in pani palestinesi del controllo di parte della città di Hebron . Prende le distanze dal presidente iraniano Ahmedinejad, rivendicando a sé il diritto di rappresentare il popolo palestinese, e ribadendo che il suo obbiettivo non è la distruzione di Israele, ma la nascita di uno stato palestinese che viva fianco a fianco e in pace con quello israeliano.

Intervista ad Abu Mazen: Tg1 ore 20.00 dell’8 maggio 2009 

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