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Barak, ambizione o senso del dovere?

By Claudio Pagliara | marzo 23, 2009

Gerusalemme. Benjamin Netanyahu e Ehud Barak hanno servito la patria insieme già una volta, nella più famosa delle unità speciali dell’esercito israeliano, Sayeret Matkal. Barak ha diretto il corpo d’elite che, tra l’altro, nel 1976 riuscì a liberare 100 ostaggi nelle mani di terroristi palestinesi ad Entebbe, in Uganda. Benjamin Netanyahu all’epoca era un sottoposto. Suo fratello, Yonatan Netanyahu, rimase ucciso proprio ad Entebbe.
Ora i due leader, che da quando sono in politica militano su fronti opposti (Netanyahu nella destra che non ha ancora del tutto cessato di credere nel sogno della Grande Israele e Barak nel partito laburista che fu di Yitzhak Rabin, il padre degli accordi di Oslo) potrebbero ritrovarsi nello stesso governo. I ruoli sarebbero invertiti rispetto al passato militare: Netanyahu nei panni di premier e Barak in quelli di ministro della Difesa

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La decisione di Barak di considerare seriamente l’offerta di Netanyahu rischia di provocare una scissione nel partito laburista. Dopo la batosta elettorale del 10 febbraio, che ha visto i laburisti toccare il minimo storico, l’opposizione sembrava l’unica strada possibile. La scelta controcorrente di Barak ha spaccato il partito, con una buona metà della leadership che lo accusa di voler entrare nel governo per ragioni personali.Barak però giustifica la sua posizione con considerazioni legate al quadro geopolitico. Ritiene che la vera emergenza prossima ventura sia rappresentata dal programma nucleare iraniano.

Due eroi di guerra, Netanyahu e Barak, per far fronte alla sfida lanciata dagli ayatollah di Teheran? Non e’ così improbabile. Basta leggere l’editoriale di Roger Cohen sull’Herald Tribune. Secondo l’opinionista, Israele ritiene che il punto di non ritorno del programma nucleare iraniano sia la produzione di altri 500 chili di uranio arricchito, in più ai 1000 già in suo possesso. Cohen riporta l’opinione di una fonte israeliana anonima: “E’ stabilito che quando un Paese che non riconosce il diritto di Israele ad esistere sta per raggiungere la soglia nucleare, noi interveniamo”.
A dispetto delle recentissime aperture a Teheran del Presidente Obama, l’establishment di sicurezza israeliano ritiene che il tempo a disposizione della diplomazia stia volgendo al termine. Dietro la sorprendente mossa di Barak potrebbe esserci la sua volontà di servire il Paese, nel momento: il cui e’ chiamato alle decisioni più difficili della sua storia.

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Topics: Politica | 1 Comment »

Una risposta per “Barak, ambizione o senso del dovere?”

  1. Quirino Zangrilli scrive:
    marzo 25th, 2009 alle 12:31

    L’intervento di Israele sarà ovviamente inevitabile. E’ nell’ordine naturale delle cose. Un riflesso elementare di difesa. I dirigenti dell’Iran stanno portando questo importante e splendido Paese verso l’autodistruzione, processo psichico molto diffuso nei tentativi totalitari.

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