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Israele, miracoli e bombe

By Claudio Pagliara | marzo 22, 2009

Gerusalemme. – “Un miracolo ha impedito una tragedia di grandi proporzioni”. Il premier uscente Ehud Olmert non ha minimizzato la portata del fallito attentato di ieri sera ad Haifa, città mista, simbolo della coesistenza tra maggiorana ebrea e minoranza araba. E parlando di miracolo ha ammesso che solo una circostanza fortuita, la prematura esplosione di una parte dell’ordigno, ha scongiurato una strage. L’auto, probabilmente rubata, imbottita di esplosivo era parcheggiata non lontano dal centro commerciale Lev Hamifratz. Un’esplosione minore dell’ordigno ha fatto scattare l’allarme. Il centro commerciale, a “mozei shabbat”, la fine del sabato festivo ebraico, affollatissimo, e’ stato evacuato. “All’inizio credevamo si trattasse di un’esercitazione”, mi dice una testimone. La polizia ha setacciato tutta la zona, temendo altre cariche esplosive.

L’attentato e’ stato rivendicato dai “combattenti per la liberazione della Galilea”, una sigla che secondo gli inquirenti in realtà compre altre organizzazioni terroristiche che preferiscono restare nell’ombra. Il comandante del nucleo di polizia del Nord, Shimon Koren, ha detto che ricerche dei responsabili sono in corso in tutto il nord del Paese.

Haifa e’ una città abitata da ebrei, musulmani e cristiani. L’ondata di terrore che ha insanguinato Israele all’inizio del 2000 non l’ha risparmiata. L’ultimo grande attentato risale al 2005: una donna palestinese si fece esplodere nel ristorante Maxim, uccidendo una ventina di persone, tra cui anche alcuni arabi.

Il ritorno del terrorismo mentre il premier designato Bibi Netaniahu ha chiesto altre due settimane di tempo per presentare il suo governo, nella speranza di estendere la coalizione ai laburisti di Ehud Barak.

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