Reuven Rivlin a “Voci dal Mondo” - Gr1
di Claudio Pagliara | 8 February, 2010
Una versione estesa dell’intervista che ho realizzato al Presidente della Knesset, Reuven Rivlin, è andata in onda nella rubrica del Gr1 “Voci dal mondo” a cura di Patrizia Alberici.
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Il Presidnete della Knesset Reuven Rivlin al Tg2
di Claudio Pagliara | 4 February, 2010
Intervista al Presidente della Knesset Reuven Rivlin al Tg2: clicca qui
Intervista di Claudio Pagliara (trascript)
Domanda. Presidente Rivlin, Berlusconi l’ha paragonata a Giulio Cesare…
Risposta. Essere paragonato a Giulio Cesare è un grande complimento, anche se alla fine morì ucciso.
D .Dalla storia romana ai giorni oggi. Pensa che Berlusconi sia riuscito a toccare il cuore degli israeliani?
R. Sì. Ha parlare alla gente, oltre che ai leader. Ha esposto francamente il suo pensiero sapendo che una parte di noi non è entusiasta di fare altri gesti nei confronti del palestinesi. Ci sono molti in Israele che non sono d’accordo che in caso di pace con la Siria si debba restituire le Alture del Golan. E Berlusconi, che è Leggi il resto »
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Berlusconi seppellisce l’equidistanza
di Claudio Pagliara | 3 February, 2010
Gerusalemme. Berlusconi schiera l’Italia, senza se e senza ma, nella cruciale partita del nucleare iraniano, destinata a dominare l’agenda diplomatica internazionale nelle prossime settimane. L’attacco al presidente iraniano Ahmedinajad, l’ex pasdaran che vuole cancellare Israele dalle carte, e’ stato diretto e durissimo.
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Berlusconi in Israele, la diplomazia europea in campo
di Claudio Pagliara | 2 February, 2010
Gerusalemme. Mezzo Likud e’ in rivolta, confida con un sorriso una ben accreditata fonte diplomatica. Gli esponenti della destra del partito di Benjamin Netanyahu non hanno gradito che l’amico Berlusconi si sia fatto precedere da un lungo articolo regalato alle colonne del quotidiano più odiato, il pacifista Haaretz.
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Hamas sotto pressione
di Claudio Pagliara | 12 January, 2010
Articolo su L’Occidentale, 12 gennaio 2010
Articolo su L’Occidentale, 12 gennaio 2010
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La politica irrompe nel Grande Fratello Israeliano
di Claudio Pagliara | 10 January, 2010
Si può capire Israele tramite il Grande Fratello? Probabilmente no, ma aiuta. Nella seconda versione del reality show a far la parte del leone è Edna Canetti, una attivista di Mahson Watch, l’organizzazione pacifista di madri che tengono in osservazione i checkpoint per assicurarsi che i figli soldati non compiano soprusi ai danni dei palestinesi.
Edna dagli schermi del Grande Fratello (HaAh HaGadol, Channel 2), incita i palestinesi a ribellarsi all’autorità israeliana, a non mostrare i documenti, a dire ai soldati che è loro diritto muoversi liberamente nella loro terra. Le sue dichiarazioni hanno suscitato veementi proteste da parte di esponenti politici israeliani, che accusano la trasmissione di istigare i palestinesi alla ribellione. I produttori del Grande Fratello si difendono sostenendo che Edna è solo uno dei personaggi del reality e come gli altri rappresenta solo se stessa.
Su Facebook è nato un gruppo, “Edna via dal Grande Fratello in cambio di Gilad Shalit“, che in poche settimane è stato sottoscritto da 57 mila fans. A dispetto di ciò, nella puntata di ieri, nella quale dovevano essere espulsi due concorrenti, Edna ha avuto il massimo gradimento del pubblico che si è espresso attraverso gli SMS, e quindi resterà dell’appartamento. Con scorno della destra. E, c’è da giurarci, con grande soddisfazione di Channel 2 e dei produttori del reality che, con questa trovata, hanno intercettato anche il pubblico più politicizzato, che normalmente riserva a trasmissioni come il Grande Fratello l’aristocratico appellativo di “spazzatura”.
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Per gli imam egiziani è Hamas la causa del male
di Claudio Pagliara | 9 January, 2010
Hamas sotto accusa nelle moschee del più popoloso stato arabo, l’Egitto. Ieri, in tutte le 140 mila moschee del Paese, i sermoni si sono trasformati in un j’accuse verso il movimento radicale islamico al potere a Gaza. ” I suoi leader vogliono stare al potere anche a costo di affamare il loro popolo”, ha inveito, ad esempio, l’imam della moschea Al-Rahma del Cairo. A scatenare le ire del clero egiziano, l’uccisione di un poliziotto durante una manifestazione di protesta per la costruzione della barriera sotterranea anti tunnel del contrabbando decisa dal presidente Mubarak. Rivolgendosi ai cecchini palestinesi, l’Imam della moschea Ibad el-Rahman del Cairo, ha ammonito: “Cosa direte a dio quando verrà il vostro giorno?”.
A riferire i fatti è il quotidiano in lingua araba di Londra, Al-Quds Al-Arabi . Il fuoco concentrico degli imam contro Hamas non è naturalmente casuale. Mubarak ha deciso di dimostrare al movimento islamico che l’arroganza ha un prezzo salato. Un altro colpo all’intransigenza di Hamas viene dall’annuncio che Israele ha sperimentato con successo il primo missile anti razzi a corta distanza. In sei mesi il sistema proteggerà la popolazione che vive fino a 70 chilometri dalla Striscia, depotenziando la minaccia posta da Hamas. Infine, uno stretto collaboratore di Abu Mazen ha accusato il movimento islamico di mettere in secondo piano la causa palestinese per servire gli interessi dell’Iran nella regione, una accusa che fa presa sulla popolazione di gaza allo stremo per il blocco economico.
I tre sviluppi dovrebbero destare grande allarme in casa di Hamas. Nelle prossime settimane, l’andamento dei negoziatisu Gilad Shalit e sulla cosiddetta “riconciliazione” con Fatah indicherà se sono stati sufficienti a creare una dinamica positiva.
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Netanyahu pragmatico, Europa irrilevante
di Claudio Pagliara | 23 December, 2009
Pubblicato su L’Occidentale.
Gerusal:mme. Netanyahu confessa di essere combattuto tra il dovere di riportare a casa Gilad Shalit e quello di difendere gli israeliani da futuri attacchi. Il premier ammette il dilemma che lo tortura incontrando i parenti delle vittime del terrore, che si oppongono all’intesa con Hamas all’orizzonte. Due immagini si devono sovrapporre di continuo nella mente di Netanyahu in questi giorni di autentico travaglio. Quella dell’abbraccio collettivo di al suo soldato che torna libero dopo una prigionia spietata di 3 anni e mezzo. E quella di centinaia di detenuti palestinesi, tra loro i registi dell’intifada dei kamikaze, che escono di prigione facendo la V in segno di vittoria. Nahum Barnea, editorialista di Yediot Ahronoth, di solito critico con Netanyahu, ha scritto di non invidiarlo. Leggi il resto »
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Congelamento degli insediamenti: l’autogol dell’Europa
di Claudio Pagliara | 5 December, 2009
Che autogol per la residua credibilità europea in politica estera! Benjamin Netanyahu annuncia il congelamento degli insediamenti per 10 mesi. E la presidenza svedese dell’Unione prepara una bozza di risoluzione che sembra copiata con carta carbone da un documento palestinese: uno stato con i confini del ’67 e Gerusalemme est come capitale. Si dirà, niente di nuovo. Vero. Ma in diplomazia non conta solo cosa si dice, ma anche e soprattutto quando. Accendere i riflettori su Gerusalemme, il nodo più controverso , all’indomani dello stop israeliano a nuove costruzioni in Cisgiordania equivale a dare un sonoro schiaffo a Benjamin Netanyahu. Leggi il resto »
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Palestinese, cristiano e… birraio
di Claudio Pagliara | 3 December, 2009
Taybeh è un minuscolo villaggio cristiano abbarbicato su una delle colline più alte della Cisgiordania. Nell’ultimo decennio, la popolazione si è ridotta di quasi la metà, oggi Taybeh non arriva a 2 mila anime. La rete di check point dispiegata da Israele per fermare i terroristi suicidi da una parte, la crescita dell’islam radicale dall’altra hanno spinto i più giovani a cercare un futuro altrove. A tenere alta la bandiera della Palestina cristiana è Nadim Khoury, 51 anni, da 15 birraio. Il suo stabilimento, 15 dipendenti, più i familiari, produce 600 mila litri di birra l’anno. Una goccia nel mare del mercato globale. Ma con un’abile strategia di marketing, Khoury è riuscito a rendere famoso il suo marchio nel mondo. Accanto alle botti, una bacheca dove sono riportati decine di articoli apparsi sulla stampa internazionale, dal New York Times a Le Monde. Un birraio cristiano in un territorio abitato in maggioranza da musulmani, che a rigore non possono bere alcool, è già di per sé una notizia. Si aggiunga a questo il fatto che Khoury, puntando sulla qualità, è riuscito ad esportare la sua birra in mercati esigenti, come quelli giapponese e tedesco.
Taybeh, che in arabo significa “delizioso”, è uscita così dall’incognito cui la posizione geografica sembrava averla condannata. Il villaggio è l’unico cristiano in tutti i territori palestinesi. Recentemente, i tradizionali buoni rapporti con i villaggi vicini si sono incrinati. L’episodio più grave, tre anni fa: un ragazzo cristiano di Taybeh ebbe una relazione con una ragazza islamica di un villaggio vicino. Il padre la avvelenò: delitto d’onore, non è un reato secondo il codice giordano. Il ragazzo cristiano e la sua famiglia ora vivono negli Stati Uniti per sfuggire alla vendetta. La sorella di Khoury in birraio è una regista cinematografica è ha dedicato alla storia d’amore impossibile un documentario.
Clicca qui per Il video di Claudio Pagliara sulla birra di Taybeh - Tg1 ore 20,00 del 2 dicembre
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